Il lessico del mattino
Di Maria Limongi
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Che rilievo ha la condotta del genitore che ha trasferito la residenza del figlio insieme alla sua senza il consenso del padre e senza la preventiva autorizzazione del Tribunale?

Cass. civ., Sez. I, 24 febbraio 2026, n. 4110

Il trasferimento unilaterale del genitore con il figlio minore, senza consenso dell’altro e senza previa autorizzazione del giudice, è illegittimo come metodo decisionale, ma non comporta automaticamente né il rientro del minore né la perdita del collocamento in capo al genitore che si è trasferito.


Il caso


Il tribunale ex 473 bis 22 c.p.c.:
ha ordinato il rientro del minore allontanato a oltre 600 km dalla residenza abituale, affidandolo al Servizio. Ha disposto che, nel caso di mancato ritorno della madre il minore sarebbe stato collocato presso il padre. Pur riconoscendo il diritto costituzionale al trasferimento personale in altra città, tale scelta deve essere bilanciata dal diritto del minore a non essere sradicato e a mantenere rapporti con entrambi i genitori.


La Corte d'appello ex art. 473 bis 24:
ha revocato l'ordine di rientro del minore, affidando il bambino a entrambi i genitori con collocamento presso la madre (ancora in allattamento). La Corte ha rilevato che subordinare il collocamento al rientro della madre comporta una compressione della libertà personale di trasferimento "nei fatti forzando la madre a rinunciare al trasferimento per non doversi separare dal minore, così compimento diritti ineludibili".


La Corte di cassazione:
conferma la decisione della Corte di appello.

In materia di affidamento condiviso dei figli minori, la scelta della residenza abituale del minore costituisce una decisione di "maggiore interesse" che deve essere assunta di comune accordo tra i genitori. In caso di disaccordo, la decisione è rimessa al giudice, che deve valutare esclusivamente il preminente interesse del minore, anche se ciò comporta inevitabili ripercussioni sulla quotidianità dei rapporti con il genitore non collocatario.

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