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Le azioni a tutela della assegnazione della casa familiare in caso di vendita a terzi

IL CASO

 

Elena e Claudio dopo essersi sposati hanno avuto due bambine, entrambe a tutt’oggi minorenni e conviventi con la madre.

I coniugi hanno fissato la loro dimora familiare in un immobile di proprietà esclusiva di Claudio.

Dopo circa dieci anni, Elena e Claudio hanno deciso di separarsi di fatto, concordando che la casa familiare rimanesse nel godimento della moglie affinché continuasse ad abitarvi con le due figlie. Claudio così si allontanava dall’abitazione.

Nel corso delle trattative instauratesi tra le parti per la definizione delle questioni connesse alla separazione, Claudio, all’insaputa della moglie, trasferiva la proprietà della casa familiare a un soggetto terzo.

Chiuse le trattative non andate a buon fine, Elena proponeva ricorso per la separazione giudiziale dei coniugi chiedendo, tra le varie domande, l’assegnazione della casa coniugale.

Con i provvedimenti presidenziali, la casa familiare veniva assegnata a Elena.

Al momento di procedere con la trascrizione dell’assegnazione, Elena apprendeva la circostanza che il marito aveva venduto a terzi la casa coniugale e che il contratto era stato regolarmente trascritto ancor prima che si svolgesse l’udienza presidenziale.

Dal contratto di compravendita emergeva che il trasferimento della proprietà della casa familiare era stato effettuato in favore dell’attuale compagna di Claudio con cui lo stesso già conviveva al momento del rogito notarile. La compratrice, quindi, era a conoscenza al momento dell’acquisto, della destinazione dell’immobile a casa familiare atteso che la stessa, in quanto compagna e convivente di Claudio, frequentava anche le bambine.

Inoltre, dall’esame degli estratti di conto corrente depositati da Claudio nel giudizio di separazione non risultava l’incasso degli assegni indicati nell’atto di compravendita come mezzo di corresponsione del prezzo di acquisto.

Il prezzo di compravendita, peraltro, appariva non congruo rispetto al valore di mercato dell’immobile.

Successivamente all’udienza presidenziale, la compratrice chiedeva ad Elena il rilascio dell’immobile acquistato.

 

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A questo punto, come si può garantire il diritto delle due minori alla conservazione del proprio habitat considerato che la trascrizione dell’assegnazione della casa familiare è avvenuta in un momento successivo rispetto alla trascrizione dell’atto di compravendita della medesima casa a terzi?